QUALCOSA IN PIÙ DI QUATTRO CHIACCHERE DA BAR

PRESENTAZIONE

Quando le persone si incontrano fuori dai ritmi scanditi dal lavoro, parlano delle cose più varie: della partita di calcio vista in tv la sera prima, oppure di cose più importanti come il costo della vita troppo alto o il salario che diminuisce sempre di più, mentre il mutuo della casa cresce a dismisura. Insomma, trovarsi a fare – quattro chiacchiere da bar –, beh! Senza Quartiere vuole andare un po’ oltre.
Lo scopo di queste pagine è quello di rendere ben visibili le contraddizioni che quotidianamente viviamo sulla nostra pelle. Diamo vita a questo foglio per confrontarci con le persone dei quartieri in cui viviamo. Un’idea semplice, avuta nelle fredde sere di inverno. Foglio autoprodotto, scritto da gente degli stessi quartieri in cui viene gratuitamente distribuito, lontano da qualsiasi partito politico; quindi anche i vostri contributi sono fondamentali per parlare dei problemi di tutti i giorni, e provare ad affrontarli insieme, sviluppando veri vincoli di solidarietà comune, riavvicinandosi in maniera diretta a quelle che sono le nostre radici.

QUESTO NON È UN FILM...

“007 - Licenza di uccidere”, così recita il titolo di un vecchio film degli anni sessanta.
Ma questo non è un film, nessuna sceneggiatura o scenografia per i suoi protagonisti, questa è la vita vera e propria. Una vita di merda! Chi la passa a faticare in fabbrica vede sempre più lontano il miraggio della pensione e dopo trent’anni di lavoro deve ancora decidere se farsi fregare il TFR dall’INPS o da qualche furba assicurazione, oppure continuare a farselo fottere dal proprio datore di lavoro. E intanto tutti i politicanti ci divertono con le loro scaramucce da bambini di quinta elementare. E per tutto questo percepiscono stipendi da 13mila euro al mese e dopo due anni e mezzo di legislazione prendono pensioni da 5mila euro.
Ma a volte la sfiga che ci riserva questa vita di merda può velocemente diventare tragedia. Poco più di un mese fa un tifoso laziale è stato ucciso da un colpo di pistola sparato da un agente della polizia stradale.
Gabriele Sandri è soltanto l’ultimo morto ammazzato per mano delle forze dell’ordine. Che sia italiano o straniero, tifoso o immigrato clandestino, nulla cambia, rimane l’ennesimo morto, vittima di qualche sbirro invasato, pronto a tirar fuori la pistola e dimostrare alla società che, se tutti fossero come lui, le strade e le città sarebbero più pulite e sicure.
Tragici errori, atti eroici, fatalità, giustizia, queste sono alcune delle parole che vengono usate per giustificare queste uccisioni. Dopo la paura del terrorismo, ora anche la paura di camminare per le strade della nostra città: assassini e stupratori, ladri di bambini sui treni, ecco da chi ci vuole difendere lo Stato.
Ma chi è il vero terrorista, chi è il vero assassino, chi è la vera minaccia? Questa è la domanda che ognuno di noi dovrebbe porsi leggendo i giornali e guardando il telegiornale ogni sera. Era forse un assassino il tifoso che seduto in macchina ha ricevuto a gratis una pallottola dallo sbirro di turno? Era forse una minaccia Valter Laforè, il sinto ucciso l’estate di un anno fa dai carabinieri durante un normale controllo dei documenti?
Sono terroristi coloro che, come alcuni ultras, per difendere la propria libertà desiderano a tutti i costi levarsi qualche sassolino dalla scarpa, per scagliarlo con forza come un macigno sul potere e sull’ordine costituito? Oppure chi imbraccia un fucile per difendere la propria terra dai saccheggi degli Stati cosiddetti “avanzati”, portatori di pace e democrazia negli scenari di guerra?
Se questi sono terroristi, allora lo sbirro che spara a bruciapelo dall’angolo della strada o dall’interno di una camionetta cos’è? Tutti i soldati, tutti coloro che si arricchiscono con le guerre in nome della pace seminando morte e distruzione, cosa sono? E i datori di lavoro, che non garantiscono la sicurezza nelle fabbriche, che sfruttano il lavoro nero sottopagato e si disfano dei cadaveri dei lavoratori clandestini, morti che nessuno mai potrà reclamare, loro cosa sono?
Terrorista è lo Stato, assassini i suoi complici!

PACCO, DOPPIO PACCO E CONTROPACCOTTO

Si è parlato tanto del “pacchetto sicurezza”. Per giorni i vari politici di destra e di sinistra hanno continuato a ripetere, alla televisione e sui giornali, tutte le soluzioni possibili per l’emergenza criminalità. Una vera e propria gara a chi la sparava più grossa e a chi faceva più schifo.
Ma questo pacchetto sicurezza che ci hanno promesso sarà la soluzione a tutti i nostri mali? In realtà nessuno ha capito di cosa si tratti e questo non è un bene. Una cosa è sicura: per fronteggiare il pericolo criminalità, lorsignori hanno approvato tutta una serie di leggi e leggine che renderanno ancora più soffocanti quelle già esistenti.
Ma quello che più spaventa è l’idea di società futura che certi provvedimenti portano con sè. Magari non lo si dice apertamente ma, sotto sotto, leggi del genere lavorano in una sola direzione: quella di un mondo a senso unico in cui i poveri saranno tolti di mezzo!
Ma andiamo avanti con calma.
D’ora in poi se uno straniero è giudicato pericoloso socialmente in base ai gusti del prefetto, se lui (o un suo familiare) ha precedenti penali gli sarà negato il permesso di soggiorno e verrà accompagnato alla frontiera. Troppo morto di fame per poter stare in questo paradiso in terra che è l’Italia. Qualche settimana fa alcuni sindaci del nordest, non soltanto leghisti, hanno approvato diverse ordinanze contro gli stranieri. Forse la peggiore è quella che recita più o meno così: se non hai mezzi per sopravvivere (lavoro non in nero e continuativo, uno stipendio di almeno 400 euro, una casa dignitosa) non puoi avere la residenza.
Qualche italiano potrebbe credere di non aver niente da temere. Ma ne siamo proprio sicuri? Riflettiamo un attimo. Quanti tra di noi sono immigrati o figli di immigrati dal proprio paese natale? Quanti sono disoccupati? E tra i più fortunati che lavorano, quanti lavorano in nero? E quanti a tempo indeterminato? Quanti tra di noi hanno un seppur piccolo precedente o un familiare con la fedina penale non troppo pulita? Quanti potrebbero essere giudicati pericolosi in una società in cui da quando ti alzi a quando vai a dormire avresti milioni di motivi per incazzarti e sfogarti in modi non troppo civili e garbati? E se domani il prefetto si alza e giudica socialmente pericoloso chi, per esempio, decide di non fare la raccolta differenziata? E se domani il Sindaco di Carmagnola decide che chi non guadagna abbastanza non può avere la residenza?
Certo, poveri non siamo o almeno così ci fanno credere: tutti o quasi abbiamo l’auto, i telefonini, la casa, e nessun guaio con la legge. Poi però ogni tanto ci accorgiamo che non lavoriamo, che non riusciamo ad arrivare alla fine del mese, che tutto aumenta, che il tasso variabile del mutuo è variato troppo e sempre verso il rialzo, che non riusciamo a permetterci un affitto, che la polizia ci ammazza i ragazzi per la strada e così via. Secondo voi, una volta cacciata la maggior parte della povera gente straniera, con chi se la prenderanno? Proviamo ad immaginare...non ci viene in mente niente?
A qualcuno conviene che i poveri di ogni paese continuino a mangiarsi tra di loro. Qualcuno rafforza il proprio potere e i propri privilegi sul pecora mangia pecora, sulle continue divisioni e l’incapacità di far fronte comune tra persone che vivono - chi più chi meno - le stesse difficoltà. Noi, da questa guerra tra poveri, non abbiamo nulla da guadagnarci!

CARNE DA MACELLO

Giovedì 6 dicembre, acciaierie ThyssenKrupp di Torino. Un tremendo incendio scoppia nella linea 5 e una decina di operai vengono investiti dalle fiamme. Uno muore sul colpo, bruciato vivo. Altri quattro muoiono nei giorni seguenti a causa delle gravissime ustioni. Due sono ancora in ospedale, col 90% del corpo ustionato e rischiano la vita. I giornali e le televisioni parlano subito di tragico incidente, di fatalità, ma l’incendio della ThyssenKrupp è in realtà un vero e proprio omicidio. La fabbrica doveva chiudere dopo pochi mesi e le più banali norme di sicurezza non venivano rispettate. Gli estintori erano scarichi e il telefono di emergenza staccato, gli operai erano alla loro dodicesima ora di lavoro.
Sembra impossibile che nel 2007 si possa morire in questo modo. Oltre un secolo fa gli operai scioperavano e protestavano in tutto il mondo per avere turni di otto ore e condizioni di lavoro migliori. E oggi?
Oggi i padroni ricattano gli operai con la paura per sfruttarli sempre di più. La paura di essere licenziati e di perdere il posto di lavoro, di non riuscire a mantenere la propria famiglia. Questa paura costringeva gli operai della ThyssenKrupp a lavorare senza sosta, senza protestare, chinando sempre la testa. Ma queste sono le condizioni in cui lavorano migliaia di operai in Italia, nelle grandi imprese come nelle piccole fabbriche. E i risultati si vedono, anche se nessuno ne parla mai: 1300 morti ogni anno per il lavoro. Senza contare chi lavora in nero e non rientra nelle statistiche ufficiali, senza contare i morti di cancro dopo anni passati in fabbrica. Chiamiamo le cose con il loro nome: le morti sul lavoro sono una vera e propria strage. E chi sono i responsabili di questa strage?
Per primi i padroni, che si preoccupano soltanto dei loro guadagni, che considerano gli operai come carne da macello. Ma responsabili sono anche tutti i politici, di destra e di sinistra, che per il “bene delle imprese” approvano leggi che permettono ai padroni di continuare impuniti a sfruttare i lavoratori. Responsabili sono anche i sindacalisti, che per garantirsi misere briciole di potere, chiudono gli occhi e aprono le mani, vendendo ai padroni la classe lavoratrice. Mentre gli operai della ThyssenKrupp piangevano i loro colleghi morti, politici e padroni erano assieme a godersi gli spettacoli della Scala di Milano e del Tetro Regio di Torino.
Ma gli operai, non solo quelli della ThyssenKrupp, hanno capito bene come stanno le cose. Al corteo del 10 Dicembre a Torino hanno più volte gridato “Assassini”, hanno ripetutamente fischiato politici e sindacalisti, hanno sfilato in un corteo non autorizzato fino all’Unione Industriale.
E padroni, politici e sindacalisti che fanno?
Per paura di perdere i loro privilegi, per rifarsi la faccia e lavarsi la coscienza promuovono raccolte di soldi per le famiglie delle vittime. Schifosi! La vita di un uomo non ha prezzo, non si può comprare, neanche con migliaia di euro! Agli operai che chiedono giustizia dicono di aspettare, di lasciar far ai magistrati. Ma sappiamo tutti benissimo che nessun dirigente della ThyssenKrupp finirà in galera. A chi si lamenta per le imprese che chiudono gli stabilimenti in Italia per riaprirli all’estero dicono: “Non è colpa nostra. In Romania, Brasile, Cina gli operai costano 300 euro al mese. Prendetevela con loro!”. Ma non bisogna combattere questa guerra tra poveri. I veri nemici sono altri, e non è il caso di fare nomi e cognomi di tutti i vari Montezemolo, Prodi, Berlusconi, Epifani, Angeletti, Bonanni...

CONTATTI

Questo foglio vuole essere un mezzo per trovare punti di incontro, e cogliere l’occasione per affrontare i problemi quotidiani, come gli sfratti, il lavoro, il carovita, un decreto di espulsione, e così via. Preferiamo comunicare con le persone il più direttamente possibile, guardandoci negli occhi.

telefono: 333.86.23.975 (ore serali)
e-mail: senzaquartiere@gmail.com
sito web: senzaquartiere.altervista.org
casella postale: CP 35 - 10022 Carmagnola (TO)
/p>