QUALCOSA IN PIÙ DI QUATTRO CHIACCHERE DA BAR

PRESENTAZIONE

Quando le persone si incontrano fuori dai ritmi scanditi dal lavoro parlano delle cose più varie: dalla partita di calcio vista in tv la sera prima, al desiderio di comprare un’auto nuova, oppure di cose più importanti come il costo della vita troppo alto o il salario che diminuisce sempre di più, mentre il mutuo della casa cresce a dismisura. Insomma, trovarsi a fare quattro chiacchiere da bar, beh! Senza Quartiere vuole andare un po’ oltre.
Diamo vita a questo foglio per confrontarci con le persone dei quartieri in cui viviamo, cercando di rendere ben visibili le contraddizioni che affrontiamo ogni giorno. Questo è un foglio autoprodotto, lontano da qualsiasi partito politico, ed è scritto da gente delle stesse zone in cui viene gratuitamente distribuito.

DUE PAROLE IN PIU'...

Il foglio che avete fra le mani non è uno dei tanti giornaletti gratuiti che trovate nelle buche delle lettere. Senza Quartiere, senza grandi pretese, vuole essere diverso dagli altri.
Dietro queste pagine non si nasconde alcun partito, perché crediamo, come tanti di voi del resto, che i politici siano più o meno tutti uguali. Che siano di destra o di sinistra, poco importa, son buoni a fare tante promesse, e una volta ottenuta la poltrona pensano soltanto agli affari loro e dei loro amici. Senza Quartiere non ha padroni a cui leccare il culo, e per questo non è infestato da pubblicità. Chi lo scrive vuole essere libero di dire la propria opinione, libero di parlare male di tutti coloro che ci sfruttano fino alla morte. È il caso di fare un elenco? Le banche che ci strangolano con le rate dei mutui, gli impresari immobiliari che ci chiedono il pizzo, senza dimenticare tutti quei commercianti che si arricchiscono alle nostre spalle: dal venditore di automobili al supermercato più mercato che non si può! Ma la cosa che rende unico Senza Quartiere è il metodo di distribuzione: non lo troverete soltanto assieme ad altra posta inutile nelle buche delle lettere, ma ci troverete per le strade, nei mercati o davanti ai supermercati. Non bisogna aver paura di mostrare la propria faccia, perché soltanto conoscendosi di persona è possibile confrontarsi e insieme affrontare i problemi quotidiani. Non troverete articoli bellissimi e pagine coloratissime, tanto meno rubriche informatiche o vignette esilaranti, ma certamente non mancherà la semplicità e la chiarezza di chi lo scrive. Meglio essere brutti e sinceri, che sgargianti e bugiardi.



SOLO PAURE DA RICCHI
Presentare il conto ai padroni o scannarci tra poveri?

Noi disoccupati, operai, precari, proletari, sfrattati e sfruttati in genere abbiamo da sempre dei nemici e dovremmo saperli riconoscere. A volte però, non ci riusciamo molto bene.
È la storia più vecchia del mondo: quando chi ci governa (destra o sinistra poco importa) non riesce a risolvere i problemi reali delle persone, scarica la colpa addosso agli ultimi arrivati. E per questo vengono creati nuove paure e nuovi mostri da sbattere in prima pagina. Così saltano fuori gli africani che spacciano, i rumeni che rubano e le prostitute nigeriane che ci deviano. Come se gli italiani fossero un popolo di santi! “Di notte non si può più girare in santa pace”, “Le città sono diventate invivibili”. Questi sono alcuni dei commenti più frequenti che si sentono in televisione e si leggono sui giornali. E sono troppe le persone che li ripetono con leggerezza agli angoli delle strade o al mercato, senza neanche sapere di cosa parlano.
In questo clima di paura il governo ha approvato tutta una serie di misure di emergenza, che potremmo tranquillamente chiamare leggi speciali.
Permesso di soggiorno legato al reddito, anche per i cittadini europei. Come se fosse tanto facile trovare un padrone che ti assuma - a posto coi libretti - per almeno tre mesi!
Schedatura delle impronte digitali dei bambini rom. Facciamo attenzione a gioire, perché dal 2010 tutti gli italiani dovranno dare le proprie impronte digitali per ottenere la carta d’identità. Tutto questo, ovviamente, per controllarci sempre meglio.
Esercito per le strade. Finalmente alpini e bersaglieri li vedremo anche sotto casa, e non solo in qualche cazzo di missione “di pace” all’estero. Ma scommettiamo che se continua così i militari li metteranno a guardia delle banche, per evitare che la gente vada a prendersi i soldi prima che sia troppo tardi?
Maestre uniche ma in classi separate per i bambini stranieri, alla faccia dell’integrazione! Misure che ricordano il Sudafrica dell’apartheid, l’Italia fascista, la Germania nazista o l’America degli schiavi negri nei campi di cotone!
Intanto le stragi sul lavoro continuano indisturbate alla faccia di tutti quelli che ogni giorno, per uno stipendio da fame, muoiono nelle fabbriche e nei cantieri. Fare la spesa è diventato uno schifo. L’affitto o il mutuo sono diventati insostenibili per parecchia gente. La benzina è arrivata a livelli mai visti. Il lavoro, quando c’è, ci costringe a turni pure il sabato e la domenica. Tutto aumenta tranne lo stipendio a fine mese.
Abbiamo sì dei nemici, ma non sono quelli che ci indicano i politici su televisioni o giornali. I veri nemici sono altri, ma sempre gli stessi: i padroni che ci sfruttano, i politici che mangiano, le banche e le agenzie di prestiti che ci strozzano, le agenzie interinali che guadagnano sui disoccupati, le agenzie immobiliari che ci chiedono il pizzo, i supermercati che ci affamano, gli sbirri che ci ammazzano i ragazzi per la strada e ci sbattono in galera per due etti di prosciutto rubati.
Non ci stancheremo mai di ripetere che i nostri problemi sono altri e non la sicurezza, tanto invocata da tutti i politicanti. Apriamo gli occhi una volta per tutte. Non abbiamo nessuna auto di lusso parcheggiata sotto casa. Non viviamo in ville o castelli da proteggere dai ladri. E diciamocela tutta, a casa nostra non c’è poi chissà cosa da rubare, a parte l’ennesimo elettrodomestico comprato a rate in uno schifoso centro commerciale. Non usciamo la sera non perché abbiamo paura di chissà cosa, ma perché non abbiamo soldi da spendere. I signori per bene, con la coscienza sporca e col portafoglio gonfio, loro sì che devono aver paura. Sanno bene che prima o poi qualcuno li andrà a prendere per il colletto e gli presenterà il conto. E per questo ci vogliono tutti chiusi in casa, impauriti e in guerra l’uno contro l’altro, per continuare così indisturbati a fare i loro porci comodi. La guerra tra poveri è cominciata. Vogliamo continuare a scannarci tra di noi o presentare il conto ai padroni?
Un fagiano morto

900 morti dall’inizio dell’anno. Le chiamano morti bianche, ma sono veri e propri omicidi
LA CLASSE OPERAIA VA ALL'INFERNO
Ecco cosa accade alla classe lavoratrice dormiente

Il riferimento al film del 1971 di Elio Petri non è del tutto casuale. Oggi come ieri, la classe operaia cerca invano la propria identità perduta nell’alienazione di tutti i giorni e il riscatto dalle ingiustizie dei padroni.
È passato quasi un anno dalla strage della Thyssen-Krupp di Torino, poche ore dall’ultimo ed ennesimo morto ammazzato dal lavoro. Mentre le lancette dei nostri orologi scandiscono il passare del tempo, nulla è cambiato. Basta aprire i giornali e leggere di un altro poveraccio che ha perso la vita sul posto di lavoro. Stragi compiute da avidi padroni e da chi detiene il potere, da coloro che sulla nostra misera pelle si arricchiscono giorno dopo giorno, lasciando a noi solamente le briciole di un salario da fame e una vita di stenti. Ma quei farfalloni dei nostri politicanti hanno cose ben più importati da risolvere. Prima fra tutte, mantenere la pace sociale, con politiche fasciste, nascoste dietro una facciata democratica, dando la caccia all’emarginato di turno, se questo è straniero ancora meglio. Secondo, rimettere a posto i propri conti e far fruttare gli investimenti di una estenuante campagna elettorale.
E mentre pensano ai loro intrallazzi, ci riempiono la testa di stronzate. Chi di dovere sta decidendo se la bambina che non ha più un padre dovrà o meno portare il grembiule a scuola e se è necessario preservare i nostri figli dalla visione di “donnacce”, che aspettano l’autobus anche dove non c’è fermata. Continuano a ripeterci costantemente, prendendoci per il naso, che dobbiamo stare tranquilli. Ci fanno credere che i nemici siano altri morti di fame come noi, generando odio fra poveri di diversa nazionalità, cosicché loro possano intrallazzare sempre più liberamente.
Bisogna reagire e anche in fretta! Continuare a tenere gli occhi chiusi di fronte alla nuda e cruda realtà, non può far altro che peggiorare le cose. Rimanere seduti dentro le nostre case, davanti al televisore, mentre tutto fuori accade, significa fare il gioco di chi si sporca le mani col nostro stesso sangue. Come reagire? Partendo dalle cose più elementari! Rifiutarsi di lavorare in condizioni di sicurezza precaria o del tutto inesistenti e fare pressione sul padrone di turno per adottare le più banali norme di sicurezza. Rendere non più funzionanti, attra-verso piccoli e semplici atti di sabotaggio, macchinari vecchi e pericolosi per le nostre vite. Se tutto ciò non dovesse ancora bastare, possiamo sempre prendere il padrone e i suoi tirapiedi, infilarli dentro la pressa e fargli provare sensazioni forti. Questi sono solo alcuni dei possibili metodi da adottare. La base da cui partire è ricordarsi che siamo degli uomini e non delle bestie. Bisogna diffidare dalle promesse dei sindacalisti collusi coi padroni e non cedere al ricatto della perdita del posto di lavoro. Scardinare il potere e spogliarlo dei suoi abiti di perbenista-borghese, per darlo alle fiamme assieme ai suoi privilegi. Bloccare gli ingranaggi di questa macchina della morte è possibile. I sindacati sono gli aguzzini, i politici e i padroni i mandanti.
Una pecora nera

IL GATTO CHE SI MORDE LA CODA
L’ennesima crisi economica noi non la vogliamo pagare!

È notizia di questi ultimi tempi: una nuova crisi economica ha colpito il mondo intero. Il sistema capitalista, da decenni acclamato e osannato dagli spauracchi della politica e delle finanze come l’unica società possibile in questo mondo infame, è finito a gambe all’aria. Un capitombolo da centinaia di milioni di euro.
I mercati finanziari, fatti di numeri e somme di denaro che in fin dei conti non esistono, sono crollati. Una crisi che non si può considerare di certo un fulmine a ciel sereno. Da anni erano ben visibili i sintomi di decadimento dell’intero assetto economico basato su denaro, proprietà privata e libero mercato. I potenti del mondo, sempre pronti a spartirsi la torta, hanno fatto buon viso a cattivo gioco, nascondendoci la verità dietro la faccia dell’ipocrisia. Il solito gruppo di persone gioca coi soldi degli altri, in questo caso con i nostri miseri risparmi. Se vincono, si spartiscono i guadagni e ci accontentano con le briciole. Se perdono, lo Stato gli salva il culo con i soldi delle nostre tasse. In questo assurdo gioco a rimetterci siamo sempre e solo noi.
Ci chiedono di stare tranquilli. Da una parte, i grandi della finanza mondiale sgomitano per consigliare gli investimenti migliori. Dall’altra ci dicono che i nostri risparmi sono al sicuro e garantiti dallo Stato. Ma quale fiducia può dare un sistema finanziario completamente virtuale? E ancora, quali garanzie potrà mai dare uno Stato indebitato fino al collo? Certamente nessuna!
Nel frattempo, mentre tutto accade, continuano a ripeterci che la situazione è sotto controllo, ma non ci dicono assolutamente che se la banca che ci ha concesso il mutuo fallisse, la nostra casa, ancora da pagare, sarebbe inghiottita dal vortice della crisi. Non ci dicono neanche che se domani andassimo tutti assieme allegramente a prelevare i nostri soldi in banca, non ce li darebbero. Perché le banche i nostri soldi non li hanno, sono tutti investiti – e magari persi – in giro per il mondo.
Fra il lunedì nero e il venerdì buio delle borse di tutto il mondo sono spariti un sacco di soldi. Partendo dal presupposto che le persone che hanno le mani in pasta in questi affari sono le stesse che disfano e ridisfano i conti, che decidono se l’economia va bene o va male e se i mercati sono in perdita o in leggero guadagno, ben poco spazio resta all’immaginazione. Facciamoci furbi, ancora una volta ci stanno prendendo per il culo. L’ennesimo trucco ben riuscito, per far fruttare scelte e investimenti futuri, utili ai soliti pochi, dannosi ai soliti molti.
Il cane senza coda

Due storie diverse: da una parte l’Albania, tra i paesi più poveri dell’Europa capitalista, dall’altra l’Argentina, uno dei giganti dell’economia sudamericana. Un filo comune: la gente che si ribella quando si stanca di pagare la crisi economica sulla propria pelle.

ALBANIA 1997
Quasi tutti gli albanesi vendono case e terreni per investire anche pochi soldi in alcune società finanziarie che promettevano facili guadagni. Queste finanziarie in realtà truffavano la gente con l’appoggio di banche internazionali, soprattutto italiane, e del governo albanese. A febbraio le prime società dichiarano fallimento e i dirigenti scappano con i soldi degli albanesi. La gente si accorge della truffa e scoppiano manifestazioni in tutto il paese per avere indietro i soldi e per chiedere la punizione dei responsabili. Ben presto la situazione degenera. Con il fallire di altre società cominciano saccheggi generalizzati per avere di che mangiare, assalti ai palazzi del governo per presentare il conto a complici e responsabili della truffa, assalti alle caserme per prendere le armi, assalti alle carceri per liberare i rivoltosi imprigionati. Per il timore che la rivolta si estenda ai paesi confinanti con l’Albania, l’ONU invia migliaia di soldati, che a fatica riescono a ristabilire l’ordine. In meno di sei mesi muoiono più di duemila persone, ma alla fine gli albanesi riescono a riavere indietro, almeno in parte, i loro soldi.

ARGENTINA 2001
L’Argentina attraversa un periodo di profonda crisi economica: disoccupazione di massa, salari da fame e prezzi alle stelle. A dicembre il governo, per evitare il fallimento delle banche, decide di impedire i prelievi di denaro contante. Numerose manifestazioni di protesta sfociano in saccheggi dei supermercati, barricate per le strade e scontri con la polizia. Il presidente propone un governo di unità nazionale e proclama lo stato d’emergenza, schierando i militari per le strade. La stessa notte migliaia di argentini scendono in piazza in tutte le più grandi città del pese. Armati anche solo di pentole gridano “Che se ne vadano tutti!”, rivolgendosi chiaramente ai politici, tutti quanti responsabili della crisi . La gente si riunisce in assemblee di quartiere per decidere i metodi di lotta. Le fabbriche fallite vengono occupate dai lavoratori, che continuano la produzione senza i padroni. Numerosi palazzi del governo, tra cui il parlamento, vengono dati alle fiamme. Dopo qualche settimana di proteste, costate centinaia di morti, il governo annulla il provvedimento di blocco dei prelievi.

I MILLE VOLTI DELL'INTOLLERANZA
Dai sindaci sceriffi ai democratici picchiatori di buona famiglia

In Italia l’aria è sempre più irrespirabile. Non parliamo dell’inquinamento che ci avvelena i polmoni, ma del clima di intolleranza che si fa ogni giorno più pesante. Ogni tanto quest’intolleranza diventa vera e propria barbarie, come a Napoli, dove un gruppo di abitanti ha dato fuoco ad un campo rom, per un sospetto rapimento di bambini, rivelatosi poi falso. Barbarie come a Milano, dove padre e figlio, padroni di un bar, hanno ucciso a bastonate un ragazzo africano che aveva rubato un pacchetto di biscotti. Barbarie come a Verona, dove un gruppo di ragazzi di buona famiglia, con qualche simpatia di estrema destra, uccide a calci e pugni un ragazzo colpevole di avere i capelli un po’ lunghi e di non aver offerto una sigaretta. “Episodi isolati”, così li chiamano sindaci, ministri, onorevoli, sociologi e esperti vari. Isolati un cazzo! Tutte queste atrocità rientrano in un clima di intolleranza che dilaga come un incendio. I primi a soffiare sul fuoco sono i sindaci, poco importa se di destra, centro o sinistra. Che li chiamino barboni, negri, puttane e ricchioni come Gentilini (leghista ex sindaco di Treviso), o senza tetto, migranti, prostitute e omosessuali come Chiamparino (democratico sindaco di Torino), le loro parole istigano sempre e comunque all’intolleranza. Ma oltre alle parole ci sono i fatti. Dopo che il ministro Maroni gli ha concesso i super poteri, i sindaci si credono degli sceriffi, e giù di ordinanze di ogni tipo. Divieto di fare l’elemosina ad Assisi, patria di S. Francesco, figlio di papà convertitosi all’accattonaggio. Divieto di sedersi in più di tre persone sulle panchine o nei parchi di Novara. Divieto di mangiare e bere per strada a Torino e Verona. E proprio a Verona chi sono stati i primi multati? Una mamma e un bambino, colpevoli di mangiare un gelato sulle gradinate di un palazzo. I sindaci si permettono di decidere cosa è normale e cosa no, cosa è decoroso e cosa no. Non si stupiscano poi se qualche ragazzo di buona famiglia si mette in testa di bastonare un barbone che dorme per strada: stava semplicemente facendo rispettare la loro ultima ordinanza.
La maggior parte degli italiani si scandalizza di fronte a notizie del genere, perché non si sporcherebbe mai le mani di sangue. Da bravi democratici in tanti sono convinti di non essere razzisti, perchè non ce l’hanno con tutti gli immigrati, ma solo con quelli senza documenti. Pensano che un misero pezzo di carta possa dividere i buoni dai cattivi, i desiderabili dagli indesiderabili. Chi ragiona in questo modo non capisce che la divisione tra regolari e irregolari serve ai padroni per continuare a sfruttare meglio gli immigrati. Chi accetterebbe di lavorare per 30 euro al giorno in un campo di pomodori, in una stalla o in un cantiere? Soltanto un clandestino, per il quale la paura di essere arrestato e espulso è più forte del desiderio di lottare per i propri diritti.
Ma perché qualcuno soffia sul fuoco dell’intolleranza? Lo fanno per dividerci, e una volta divisi governarci meglio. I vecchi contro i giovani che fanno casino nei parchi, i giovani contro i vecchi che rompono sempre i coglioni. Gli italiani contro i rumeni che rubano e stuprano, i rumeni contro i marocchini che rubano il lavoro e spacciano. Gli immigrati regolari contro quelli clandestini, che infangano il loro nome. Tutti quanti uniti contro i cinesi, che ci avvelenano con il loro latte e con i loro prodotti taroccati. Diciamo la verità, queste sono tutte generalizzazioni. L’unica differenza reale che vediamo in questa società è quella tra ricchi e poveri, tra signori e sudditi. Da una parte chi fa le leggi, dall’altra chi le subisce. Da una parte chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese, dall’altra chi alla fine del mese conta i soldi accumulati in banca. E finché i sudditi si scanneranno tra loro per un tozzo di pane, i signori si arricchiranno ogni giorno di più.
L’anguilla baldanzosa

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